Alle 18,00 lo zerbino posto all'ingresso comincia ad essere calpestato dai primi arrivi.
Sui volti delle persone, curiosità e un pizzico di diffidenza.
L'iniziativa aveva suscitato discussioni animate nei giorni precedenti e lo stesso don Giampiero Arabia aveva dovuto chiarire, almeno da un punto di vista normativo, sulla dispensazione del sacramento in un luogo profano.
Le persone cominciano a gremire il pianerottolo. Nel frattempo, diffusa da due fonti non sincronizzate, la melodia per voce e pianoforte evoca atmosfere pre-cristiane, quasi da catacomba, rese ancora più vivide dal brusio dei visitatori e dalla debolezza dell'illuminazione .
Sono ormai le 18.40, il sacerdote tarda ad arrivare. Gianfranco D'Alonzo decide comunque di iniziare, secondo le consuetudini della Lift Gallery, ad agire sull'ascensore e a metterne in atto, pubblicamente, la trasfigurazione. Sul pianale viene collocato uno zerbino e al suo centro viene posta la scultura. Provvidenzialmente, accolto da un applauso liberatorio, arriva anche don Giampiero e l'ascensore diventa a pieno titolo confessionale. Il primo a salire insieme a don Giampiero è Michele Marinaccio. Molti si avviano, come in processione, per le scale, passano di fronte alle fotografie affisse ai pianerottoli e si fermano ai tavoli imbanditi. Ma c'è chi entra nella Lift Gallery, chiude le porte alle spalle, si rivolge al sacerdote e, mentre salgono, si fa confessare.
Si giunge infine al quinto piano dove, oltre ai due zerbini che riproducono in dimensioni ridotte il motivo del primo, si trovano i piatti di legumi, preparati dallo stesso D'Alonzo, ed il vino. Luogo ideale, tra il sacro e il profano, per intavolare discussioni, porre obiezioni, domande…